Sciacca e Saponi

Sciacca. 1 Ottobre 2013.

Raggiungiamo Sciacca dopo un lungo viaggio che ci porta ad attraversare tre province della Sicilia meridionale sotto un forte vento che va nella direzione opposta alla nostra. Le sterminate serre di pomodori nel Ragusano, il petrolchimico di Gela, la campagna devastata e cupa attorno ad Agrigento e poi la costa splendida e intatta dopo Siculiana. L’autunno siciliano è preannunciato da raffiche di vento caldo che innalzano le creste delle onde.

La Sicilia ha tanti volti diversi. A volte basta spostarsi di una manciata di kilometri per trovare luoghi che sembrano non avere alcuna parentela tra loro. Così é la statale 115 sud occidentale sicula che unisce a scorci di profondo degrado e miseria, momenti di idillio che ricordano quasi la leggendaria Arcadia. Quello che vediamo a Sciacca, fortunatamente, sembra fin da subito rientrare nella seconda casistica.

Ad attenderci c’è, infatti, una folta rappresentanza dell’associazione Altra Sciacca, composta da attivisti e professionisti che negli anni hanno animato la vita culturale e civile del paesone arroccato su uno splendido mare.

È ormai chiaro che in provincia i personaggi più attivi tendono ad incontrarsi e a incrociarsi facendo convergere sulle loro spalle una serie di battaglie diverse. Così Altra Sciacca si è occupata della raccolta delle firme per i referendum sull’acqua e sul nucleare e, al tempo stesso, combatte contro il piano di vaste trivellazioni petrolifere che stanno interessando la costa, anima la vita culturale del paese promuovendo concorsi di fotografia e raccoglie realtà produttive di avanguardia come l’azienda Saponi e Saponi. I componenti dell’associazione che incontriamo hanno il volto di professionisti che hanno superato i 35 anni e hanno ormai maturato un’idea chiara di che cosa faranno da grandi. E di come dovrà essere fatto il mondo in cui vorranno vivere.

Tra le varie cose che ci raccontano spiccno due delle motivazioni che ci ha condotto qui: l’esperienza legata alle piattaforme petrolifere e quella legata alla produzione biologica di saponi. La vicenda delle trivellazioni ci riporta alla memoria gli amici del metapontino: cittadini che si occupano di stanare le magagne con cui gli speculatori cercano di massimizzare il profitto, incuranti dei rischi ambientali e a scapito della salute e del paesaggio. Nello specifico il progetto di trivellazione a 1 km dalla costa del leggendario porto della città ci appare, in tutta onestà, come la cosa più assurda che abbiamo avuto l’occasione di incontrare da quando siamo partiti. La zona è ricca di corallo fossile, presenta una costa non cementificata davvero splendida, si trova in un distretto sismico particolarmente attivo. Basti pensare che secoli fa, a seguito di un terremoto, qui comparve e poi scomparve addirittura un’isola e la pesca è ancora oggi un’attività fondamentale. Il petrolio, invece, come nel resto del nostro paese è di qualità infima. Ma la legge, che è “fatta dai petrolieri” – ci dicono – rende comunque vantaggiosa la sua estrazione perché chi estrae ha la possibilità di operare con dei costi bassissimi E, a quanto pare, a questi signori della bella Sciacca non importa niente. Anche il forte statuto speciale di cui gode la Regione non può fare più di tanto, perché il sito si trova in mare, considerato interesse strategico nazionale. Così l’azione resta in mano a coloro che, da privati riuniti in associazioni, hanno a cuore l’interesse della collettività: i movimenti.

Ci siamo accorti che il livello di conoscenza e di sapere della cittadinanza attiva in Italia è effettivamente notevole. Gli animatori di Altra Sciacca hanno studiato a lungo, spesso sono andati nel Nord Italia o all’estero. Sanno quello che dicono e hanno le chiavi di lettura per immaginare un mondo diverso. È il caso dell’azienda Saponi e Saponi, che si trova sulle colline a ovest della città. Ci lavorano Alessandro e Fabio, fratelli, e Aga, una giovane ragazza polacca che si occupa di marketing e di esportazione del prodotto nell’aria nord europea. Alessandro è chimico e Fabio è agronomo, Aga è laureata in filologia tedesca. Hanno iniziato qualche tempo fa con la produzione di un unguento ottenuto attraverso la lavorazione dell’olio d’oliva che qui, grazie all’oliveto di famiglia, non manca. Sì sono rapidamente resi conto di aver inventato una professione che unisce le competenze chimiche a quelle di agronomo, alla capacità di veicolazione di un marchio alla riscoperta di un utilizzo innovativo dei prodotti che derivano dalla terra. Una terra ricchissima come quella siciliana. Ora la loro linea di prodotti si è notevolmente ampliata. Vendono in Italia e all’estero e stanno costruendo la loro fattoria-laboratorio che presenta i contorni di una struttura avveniristica in quanto a utilizzo eco sostenibile dell’insediamento abitativo. Avevamo trovato un simile ecosistema soltanto ad Urupia, in Salento, grazie anche al forte influsso di intelligenze tedesche che laggiù aveva cambiato il volto della masseria anarchica. Ritroviamo qui molti di quegli aspetti: produzione biologica, orto biologico, pannelli fotovoltaici, termico solare, impianto di fito depurazione, impianto per la potabilizzazione delle acque estratte dalla falda. In questo caso lo scopo dichiarato è quello di creare una struttura sostanzialmente autosufficiente unendo le competenze e le possibilità scientifiche alle risorse offerte da una terra ricca di sole e di acqua. “Ci siamo inventati un lavoro – ci spiega Alessandro – era l’unico modo per continuare a fare il chimico, che è ciò per cui ho studiato, restando nella mia terra. Ero in Australia e ad un certo punto ho sentito una sorta di richiamo che mi diceva che era giunto il momento di tornare”.

Forse una delle soluzioni per questo paese tanto complicato e inguaiato potrebbe essere proprio il ritorno di intelligenze così belle unito all’espatrio di chi ha provocato tutto questo disastro.

 

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