Maker Faire 2014

4 October 2014

Siamo stati al Maker Fair di Roma, “il più grande d’Europa” promettevano i cartelli cubitali attaccati tra i pali della luce e i pini dell’Auditorium. Per noi era la prima volta: durante l’edizione dell’anno precedente eravamo da qualche parte in giro per il paese, con il Perimetro e non siamo potuti andare. Ma quest’anno non ce lo saremo persi per niente al mondo. Tante cose eccitanti ed entusiasmanti, tanto fermento e interesse. È stato bello vedere così tanti stand italiani proporre vere e proprie innovazioni, anche se solo in forma di prototipo o solo ancora per un uso “interno” a quelli che ormai di chiamano makers. Ma chi sono i makers? E cosa fa un innovatore?

Nella settimana precedente al Maker’s Faire si è svolta la Innovation Week, durante la quale si sono tenute numerose conferenze sugli aspetti più filosofici del “Fare” e in particolare del Fare Open Source, innovativo e trasparente. Le conferenze avevano il proposito di mostrare i campi di applicazione delle innovazioni digitali negli ambiti più disparati, dalle città, alla politica all’economia alla burocrazia. Si è trattato di giornate per “addetti ai lavori”, che non erano di certo di carattere divulgativo.
In tutti i giorni precedenti la fiera sono girati tweet e hashtag e articoli e manifesti legati ai Makers, e al “movimento Makers”… ma tutti questi aspetti di autodefinizione dell’identità sono rimasti purtroppo slegati dalla Fiera vera e propria, che invece ha mantenuto un carattere principalmente espositivo, da fiera appunto, senza però mostrare i concreti ambiti di applicazione delle innovazioni, né la loro matrice politica e culturale legata alla filosofia “aperta”.

Questa netta separazione tra il fare e il pensare ci ha colpiti molto e riteniamo che quello che oggi chiamiamo “innovazione” e “futuro” debbano avere come necessità e urgenza proprio questa ricomposizione in unità di due aspetti che non è più possibile tenere separati in netta distinzione, sia culturale sia economica.
Pensiamo questo proprio da artigiani (e pensatori) digitali: in un mondo che parla di innovazione venendo dall’Open Source, hacker e Licenze Libere il ruolo dell’analisi e della politica deve essere predominante, perché l’innovazione teconologica per essere reale e non solo tecnocratica o modaiola ha la necessità di radicarsi all’interno delle dinamiche economico-sociali del proprio tempo. Soprattutto quando queste dinamiche vacillando indicano la loro urgenza di essere cambiate.

Da quello che abbiamo visto alla Fiera e dalla consapevolezza di cosa sia un artigiano digitale, siamo convinti che sono in atto grossi cambiamenti, tali da poter dare vita ad una vera e propria rivoluzione significativa e strutturata, se solo per l’ennesima volta non lasceremo che il cervello pensante, analitico e politico si separi dalle mani e dai piedi.