Donostia?

12 September 2014

Donostia è il nome basco della città di San Sebastian ed è lì, durante un viaggio, che è nata l’idea di costruire un modo di lavorare diverso, che comprendesse competenze tecniche di alto livello, una cultura e una formazione intellettuale e umanistica, una capacità attiva di trasformazione dei malfunzionamenti della realtà e soprattutto un’identità specifica, da rivendicare sì, ma anche da narrare e far crescere.

L’alternativa tra l’emozionalità dell’artista, la freddezza della tecnica e l’astrattezza dell’intellettuale non è il più delle volte reale, ed è piuttosto determinata soltanto dalle richieste del mercato e del mercato del lavoro, i quali dividono e separano per meglio comprendere bisogni e investimenti e soprattutto, così, per dominarli.
Una simile alternativa è irreale, perché gli esseri umani racchiudono in sé, in vari modi e forme, tutti questi aspetti e rinunciare anche solo ad uno di essi significa irrigidirsi dentro uno schema estrinseco e perdere il libero gioco delle relazioni di cui l’identità è formata.

Ciò comporta quel drammatico disagio rispetto ai cambiamenti, rispetto all’alternativa (derivata dalla prima) tra lavoro e tempo libero e, soprattutto, rispetto al valore di quello che si fa.
I mezzi di riproduzione, quelli digitali, possono essere trasformati in mezzi di produzione: ciò significa svincolare il processo riproduttivo dalla mera ripetizione di uno schema dato, trasformandolo in processo produttivo, che non è produttivo solo di un oggetto, ma di un’identità. Cioè: non produce solo una merce da consumare, ma una relazione.

È ciò che promettiamo e che ci promettiamo: confrontarci alla pari con il mercato, portando dentro e fuori di noi un modello produttivo asistemico ma sistematico. Rompere la gabbia dei nostri tempi utilizzando con proprietà il cervello e le mani. Rinunciando alla serialità e stabilendo che l’estetica è solo l’ultimo frutto di un processo che inizia con la comprensione del proprio periodo storico, che l’estetica non sarà la bara in cui saremo seppelliti vivi.

Noi saremo tutto questo.

Thomas Cole, The Course of Empire. Destruction. 1836.