La libertà

I nessi che fondano la realtà non sono fissi, determinati e immutabili ma sono vivi ed è per questo che vivo è anche tutto il processo produttivo fondato su di essi. La vitalità di tale processo è proprio ciò che lo mostra come produttivo e non riproduttivo, in quanto ogni momento è investito e non speso, è metabolizzato e non consumato e per questo può produrre sempre e sempre prodotti diversi, i quali saranno essi stessi momenti fondanti di altri processi produttivi e, dunque, di altre relazioni. La vitalità del processo è, per questo motivo, la sua libertà: è il momento dei nessi in movimento, delle associazioni guardate nel loro farsi secondo la loro propria necessità identitaria e non forzate da una necessità esterna e mortifera. La determinazione di ogni momento, infatti, non è la sua fine, ma anzi costituisce il suo essere vitale, il suo essere sempre in gioco, la sua vita, appunto.

Il momento della libertà è quello in cui la comprensione delle relazioni si fa gesto, un gesto di astrazione dalla materialità per diventare linguaggio comunicativo e performativo, è il momento in cui il processo mostra le sue proprie infinite relazioni (i nessi) in movimento e il movimento stesso diventa fruibile nella sua totalità determinata aperta. Una totalità determinata aperta è un sistema. E inoltre è un sistema che funziona. Una totalità determinata chiusa è anch’essa un sistema, che però o non funziona oppure smette presto di funzionare.