Artigianato e Umanismo Digitali

La scelta, in ogni epoca storica, è quella tra essere riproduttori del proprio tempo oppure esserne gli interpreti e dunque i produttori. La scelta, cioè, è tra un atteggiamento di passiva accettazione oppure di accettazione attiva della realtà e delle sue dinamiche.
Nel primo caso si godono tutte le sicurezze delle condizioni reali presenti, con i loro problemi, ma già strutturate in un ordine estrinseco, nel secondo caso si gode della comprensione delle condizioni reali presenti, col fine di poter cercare, costruire e possibilmente modificare il mondo che ti circonda e dunque dare vita a un’identità che è una relazione ancora prima di essere in relazione.

Da questa scelta si definisce l’artigianato digitale.
L’artigianato racchiude in sé la non-serialità del mondo preindustriale e la padronanza tecnica, promulgando inoltre lo sviluppo tecnologico. Esso, infatti, non produce solo manufatti, ma crea anche gli strumenti per poterli realizzare. Ciò che oggi il digitale richiede sono queste caratteristiche dell’artigianato: non si tratta di applicare strumenti digitali all’artigianato ma di rendere artigianale il digitale.
E’ necessario, dunque, slegare quest’ultimo strumento dalla serialità e dall’ininterrotta riproducibilità dell’uguale, sia dei concetti che dei manufatti, tutti omologati e privi di relazioni creative e creatrici, e usarlo per svincolare l’artigianato dall’aurea del lusso in cui è stato relegato.

Ieri c’era il mito del futuro, oggi c’è il mito del passato. L’artigianato digitale si libera dai miti e si radica nel presente, distogliendo l’attenzione dai consumatori di un prodotto chiuso e rivolgendosi ai produttori di realtà aperte.

I tre momenti del processo produttivo dell’artigianato digitale sono i Nessi, la Libertà, l’Identità.

I Nessi

L’abbandono di un atteggiamento meramente riproduttivo avviene necessariamente in seguito alla comprensione del fatto che le relazioni fondano la realtà e non il contrario, e questo è vero sia da un punto di vista logico (atemporale) che da un punto di visto storico (temporale). La comprensione dei nessi è necessaria alla comprensione della realtà e di conseguenza la costruzione dei nessi è necessaria per la costruzione della realtà. La comprensione, astratta (logica) o sensoriale (estetica), dei nessi è il primo momento del processo di produzione dell’identità, la quale è una narrazione, non una dichiarazione, è una domanda non è una risposta, è sempre relazione aperta e mai un prodotto chiuso.

Per questo motivo l’analisi e la comprensione dei nessi sono fondative di un processo concretamente produttivo, che è quello in cui prima del fare c’è il pensare. Il pensare è esso stesso un’azione, ma non è svolta semplicemente da un muscolo preposto a compierla, anche nel caso in cui si volesse identificare questo muscolo col cervello. Il pensare è un’azione composta da innumerevoli altre azioni e relazioni ed è ciò che dona il funzionamento, la struttura e l’armonia, al prodotto cui darà vita.

E’ praticamente impossibile produrre qualcosa senza pensare, al massimo si può fare qualcosa senza riflettere: la mancanza di riflessione innesca un processo riproduttivo, il pensiero che comprende i nessi fonda un processo produttivo di un’identità che in quanto tale sarà bella perché vera.

La libertà

I nessi che fondano la realtà non sono fissi, determinati e immutabili ma sono vivi ed è per questo che vivo è anche tutto il processo produttivo fondato su di essi. La vitalità di tale processo è proprio ciò che lo mostra come produttivo e non riproduttivo, in quanto ogni momento è investito e non speso, è metabolizzato e non consumato e per questo può produrre sempre e sempre prodotti diversi, i quali saranno essi stessi momenti fondanti di altri processi produttivi e, dunque, di altre relazioni. La vitalità del processo è, per questo motivo, la sua libertà: è il momento dei nessi in movimento, delle associazioni guardate nel loro farsi secondo la loro propria necessità identitaria e non forzate da una necessità esterna e mortifera. La determinazione di ogni momento, infatti, non è la sua fine, ma anzi costituisce il suo essere vitale, il suo essere sempre in gioco, la sua vita, appunto.

Il momento della libertà è quello in cui la comprensione delle relazioni si fa gesto, un gesto di astrazione dalla materialità per diventare linguaggio comunicativo e performativo, è il momento in cui il processo mostra le sue proprie infinite relazioni (i nessi) in movimento e il movimento stesso diventa fruibile nella sua totalità determinata aperta. Una totalità determinata aperta è un sistema. E inoltre è un sistema che funziona. Una totalità determinata chiusa è anch’essa un sistema, che però o non funziona oppure smette presto di funzionare.

L’identità

Il risultato del processo non è una merce ma è ciò che si definisce come identità e la stessa identità che uscirà fuori da un simile processo non sarà una merce. Un conto è l’uso generalizzato della parola “identità” e un conto è il suo reale significato. L’identità in quanto prodotto non riproducibile e frutto di un processo libero, determinato internamente dalla propria necessità che è la libertà della composizione delle relazioni che la costituiscono, è alla base dell’Umanismo, che è totalmente altro rispetto al Consumo. L’Identità è il frutto di un processo di scambi e relazioni che determinano l’esistente in quanto processo di scambi e relazioni: si tratta dunque di una determinazione libera e non di una determinazione indeterminata.

Infatti l’indeterminatezza non è affatto libertà, anzi è caos e il più delle volte non è in grado di produrre nulla.

L’identità come risultato del processo produttivo che inizia dalla comprensione dei nessi in quanto fondativi della realtà, mantiene in sé tutto il processo che l’ha prodotta e per questo è vitale, non riproduce ma produce, è libera. È essa stessa una relazione.

Produrre Identità e non Merci significa aver fatto la scelta di comprendere e costruire i nessi, ovvero comprendere e costruire la realtà come un sistema organico, cioè libero e determinato aperto.